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Personale di Roberto Montanari

Personale di Roberto Montanari

“El pintor de los Toros” finalmente in mostra.

In Basilica Palladiana dal 17 al 26 luglio si potranno ammirare le opere più belle del famoso artista Roberto Montanari.

IMPRESSION’ARTE intervista con autore

Se vuoi dirlo con un mezzo fallo con l’arte: che cosa sono le opere artistiche se non veicoli di messaggi e contenuti, divulgatori di un pensiero e ricercatori d’anime.

Tra coloro che hanno chiuso i battenti per primi, causa corona virus, sono stati musei e mostre, eppure l’arte ha trovato subito la sua strada riversando la sua comunicazione su un mezzo potente: i social.

Tra video, messaggi o semplici post anche gli artisti di Rhetie hanno continuato a far sentire la loro voce.

Scorrendo le pagine social, tra foto di piatti proponibili e a volte improponibili, canti improvvisati dell’Inno d’Italia sui balconi, si intrufolavano loro, gli artisti, capaci di creare singolarmente delle vere e proprie gallerie d’arte virtuali con lavori in corso d’opera o immagini di tele già realizzate.

L’arte ha vinto anche questa battaglia e noi di Rhetie abbiamo pensato di rendere omaggio alle nostre artiste con un’intervista d’autore.

Come avrà trascorso il lockdown Elisabetta Maistrello, vediamolo insieme.

Il lockdown è stato un momento difficile, eppure c’è chi ha trovato una nuova fonte d’ispirazione, qual è stata la tua esperienza?

Per me è stato un periodo incredibilmente creativo, intensamente vissuto sotto l’aspetto famigliare e molto positivo per la crescita del mio brand.

So che è dura da sentire, soprattutto con quello che è successo, ovvio che mi ha colpita nel profondo la situazione generale, ma io ho reagito.

Sono una combattiva di natura e non ho permesso al “corona” di frenare la mia creatività. Mi sono immersa nella pittura ed è stato come vivere in una costante meditazione quotidiana, una catarsi per me.

Hai realizzato delle opere nuove?

Sì, mi è venuto spontaneo dedicare un’opera alla situazione che tutti stavamo vivendo, una tela che resterà nella mia collezione, perché rappresenta il simbolo di questa pandemia.

FORZA ITALIA di Elisabetta Maistrello

Si chiama Forza Italia (senza alcun riferimento politico), il tricolore e le lacrime narrano il dolore e lo sgomento di tutti gli italiani.

CAZZI VOSTRI di Elisabetta Maistrello

Poi ho realizzato Gesù con la mascherina e la scritta “Cazzi Vostri”. Il messaggio che volevo passasse è che Dio ci ha donato un mondo meraviglioso e noi umani di contro lo stiamo distruggendo. Ecco quel Gesù dice: “Ora non so più cosa fare per voi, prendete atto e rimediate se potete!”

Secondo te l’arte ha subito un contrattacco dal lockdown?

Certo, con i musei chiusi e le mostre saltate per l’arte è stato un duro colpo. Noi artisti non viviamo se non vendiamo le nostre opere. Ci siamo reinventati trovando alternative e qualcuno, come me, ha trovato nei social un mezzo fortissimo per comunicare.

Pensa che in America consigliano di portare le persone depresse a visitare i musei e le mostre d’arte perché dicono sia una medicina naturale. Credo che durante la pandemia vedere delle opere d’arte, seppur virtuali, abbia davvero sollevato più di un morale.

Hai in programma delle mostre in futuro?

Sì, sperando che le cose non cambino. Dovrei andare a Parigi e in Lussemburgo quest’autunno e alcune esposizioni sono in programma a livello nazionale. Incrocio le dita.

E noi con te, grazie Elisabetta.

Particolari che pochi sanno su alcune opere d’arte

Quando ti insegnano la storia dell’arte spesso dimenticano di darti dei particolari che fanno la differenza tra chi si interessa di arte.

Ti sveleremo alcune curiosità su alcune delle più famose opere d’arte.

I PIEDI DI GESU’

Ultima Cena di Leonardo da Vinci

L’ultima cena è considerata da tutti tra le più importanti opere di Leonardo che puoi vedere nel convento di Santa Maria delle Grazie.

Eppure pochi sanno che Leonardo aveva dipinto anche i piedi di Gesù. Nel 1652 quando si effettuarono dei lavori di restauro, malauguratamente i suoi piedi sparirono. Al suo posto è stata aperta una porta utile ai frati quale collegamento tra il refettorio e la cucina. 

QUANTE VERSIONI CONOSCI DELL’URLO?

L’Urlo di Edvard Munch

Pochi sanno che esistono ben 5 versioni del dipinto di Edvard Munch.

Due realizzate nel 1893 con l’uso di tempera e pastello su cartone sono conservate rispettivamente nella National Gallery di Oslo e nel Museo Munch.

Una terza versione, di proprietà privata, fu creata nel 1895 con dei pastelli recentemente venduti all’asta per circa 120 milioni di dollari.

La quarta versione del 1895 consistente una litografia in bianco e nero.

La quinta versione è stata realizzata nel 1910 da Munch, conservata nel Museo Munch, la famosa tela che negli ultimi anni ha fatto clamore per essere stata rubata nel 2004 e recuperata nel 2006. 

CHI E’ LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA?

Ragazza con l’orecchino di perla Johannes Vermeer

Si sono fatte tante ipotesi sulla figura del dipinto di Vermeer, la ragazza con l’orecchino di perla si è scoperto essere proprio la figlia. del pittore olandese

A COSA SOMIGLIANO QUESTI OROLOGI DI DALI’ ?

La persistenza della memoria di Salvador Dalì

Gli studiosi e gli appassionati d’arte hanno cercato di interpretare molte delle opere del grande pittore Salvador Dalì.

Dal suo canto evitava il più possibile di dare spiegazioni a chi gli chiedesse il significato celato dietro le sue opere.

Nonostante ciò, ad oggi, abbiamo svelato il mistero dietro il suo famosissimo dipinto: La persistenza della memoria.

Ce lo racconta lui stesso che l’idea dei suoi iconici orologi molli fu ispirata dall’osservazione di alcuni pezzi di formaggio Camembert sciolto al sole. 

Le mamme degli artisti più noti

FESTEGGIAMO LA MAMMA CON I MIGLIORI RITRATTI CHE I PIU’ FAMOSI ARTISTI FECERO DELLA LORO MADRE.

AUGURI A TUTTE LE MAMME


1- Van Gogh approdò all’arte attraverso la madre, Anna Carbentus Van Gogh, che era una pittrice dilettante. Questo ritratto è stato realizzato partendo da una fotografia in bianco e nero a cui Van Gogh ha aggiunto del colore.

2- Questo ritratto tenero della madre è una delle migliori opere degli anni formativi di Picasso, e riflette il loro stretto e profondo legame.

3- Uno dei membri fondatori della Pop Art, Warhol, ha catturato sua madre attraverso il medium per il quale è diventato più conosciuto: la serigrafia.

4- Una delle più famose opere dell’artista americano al di fuori degli Stati Uniti è l’austero ritratto di sua madre Anna Matilde McNeill Whistler. Il quadro ha segnato un cambiamento nel suo lavoro dal realismo alla forma più stilizzata che avrebbe fatto poi il suo nome

5- Ida Chagall gestiva anche un negozio di alimentari mentre suo figlio è diventava uno dei modernisti più influenti del ventesimo secolo. Questo quadro omaggia mamma Chagall premurosa e attenta ai bisogni del figlio, oltre che gran lavoratrice.

6- La madre di Cézanne era una romantica che ha sostenuto la carriera di suo figlio, mentre il padre, un banchiere di successo, lo ha sostenuto finanziariamente.

7 – Rembrandt ha spesso usato la madre Neeltgen Willensdr come modella. Questo dipinto cattura il suo fascino con i segni fisici tipici dell’invecchiamento: gli occhi infossati e la pelle con le rughe. Uno dei tipici quadri rintracciabili nel suo cursus d’artista.

L’arte in beneficenza

PER AIUTARE LA REGIONE VENETO E L’OSPEDALE DI VICENZA 3 ARTISTE VENETE METTONO IN VENDITA AL MIGLIOR OFFERENTE 3 QUADRI

Base d’asta è di 200 euro, l’intero ricavato andrà a beneficio della Regione per il COVID 19 e al San Bortolo di Vicenza.

“Viva la vita” dell’artista veneta Mariagrazia Minto

Tecnica acquarello 50×70.

“Donna con veletta” dell’artista veneta Claudia Bortolami
OIio su tela monocromo 50×70 .

“Musica alla finestra” dell’artista veneta Carlotta Castelletti
Tecnica mista su cartoncino 16×21.

TI PORTI A CASA L’OPERA E FAI UNA DONAZIONE IMPORTANTE

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348 335 9581

#coronavirus on line

 On line lo sketch-book con 100 disegni di oltre 50 artisti da colorare a casa.

Più di 50 artisti per 100 disegni. È il nuovo corona virus lo sketch-book da colorare, nato dalla collaborazione fra le associazioni culturali, collettrici di artisti, Caravan Setup e Il Cerchio e Le Gocce, per occupare a casa questo tempo sospeso.

Un’evasione nel mondo dell’arte, dalle case degli artisti a casa propria attraverso una modalità accessibile a grandi e piccini, a cui ognuno potrà dare il proprio contributo, diventando parte del processo creativo dell’opera di artisti, illustratori e writer affermati.

Come funziona?

Basta scaricare lo sketch-book a link www.ilcerchioelegocce.com/coloravirus.pdf, stampare il disegno che si preferisce e colorarlo.

Con l’intento di diffondere positività e bellezza, gli artisti invitano a condividere una foto del risultato finale, come unico gesto di ringraziamento per aver donato i propri disegni a questa iniziativa.

Taggando artista e associazioni promotrici (Caravan SetUp; Without Frontiers- Lunetta a Colori; Il Cerchio E Le Gocce) si creerà una comunità artistica virtuale, lontana nello spazio, ma unita nel tempo.
I disegni pubblicati entreranno a far parte di un libro dedicato.

Chi non ha una stampante in casa?

Nessun problema: basta appoggiare un foglio allo schermo del computer o del tablet, aumentare la luminosità al massimo, ripassare leggermente a matita le linee del disegno e si è pronti a colorare con ogni strumento a disposizione: pastelli, evidenziatori, biro, pennarelli, acquerelli e qualsiasi materiale o tecnica si voglia sperimentare.

BUON DIVERTIMENTO

VISITA I MUSEI PIU’ BELLI DEL MONDO STANDO SEDUTO SUL DIVANO

Dobbiamo reinventarci le giornate, fare qualcosa di nuovo ogni giorno per stare bene e pensare di avere una parvenza di normalità.

Ecco perché noi di Rhetie abbiamo deciso di portarti a spasso tra i musei più belli del mondo, stando comodamente seduto sul divano.

DISTRAETEVI CON LA CULTURA ON LINE

1. Pinacoteca di Brera – Milano https://pinacotecabrera.org/

2. Galleria degli Uffizi – Firenze https://www.uffizi.it/mostre-virtuali

3. Musei Vaticani – Roma
http://www.museivaticani.va/…/collezio…/catalogo-online.html

4. Museo Archeologico – Atene https://www.namuseum.gr/en/collections/

5. Prado – Madrid https://www.museodelprado.es/en/the-collection/art-works

6. Louvre – Parigi https://www.louvre.fr/en/visites-en-ligne

7. British Museum – Londra https://www.britishmuseum.org/collection

8. Metropolitan Museum – New York https://artsandculture.google.com/explore

9. Hermitage – San Pietroburgo https://www.hermitagemuseum.org/…/dz/d5/L2dBISEvZ0FBIS9nQ…/…

10. National Gallery of art – Washington https://www.nga.gov/index.html

CIAO A TUTTI

Il giovedì grasso nella Serenessima Repubblica

Risale al 1700, periodo di gloria del Carnevale veneziano, il dipinto di Francesco Guardi “Il doge assiste alla festa del giovedì grasso in Piazzetta”.

“Il doge assiste alla festa del giovedì grasso in Piazzetta”.

Ai tempi della Serenissima nel giorno del giovedì grasso si teneva la storica corrida con il toro davanti al Palazzo Ducale.

La festa celebrativa ricordava un’importante vittoria della Serenissima Repubblica, contro il patriarca Ulrico, devoto dell’imperatore, a causa di una bolla del Papa Adriano IV che assegnava tutta la Dalmazia al Patriarcato di Grado.

Approfittando della guerra in corso tra Venezia e le città di Padova e Ferrara, Ulrico aiutato da feudatari della Carinzia e del Friuli, assalì la città di Grado e costrinse alla fuga il patriarca Enrico Dandolo.

Il Doge Vitale Michiel II non fece passare molto tempo per riparare l’oltraggio, puntò la potente flotta veneziana verso Grado, sconfiggendo il povero patriarca Ulrico e i dodici feudatari ribelli, annientando così tutto il loro orgoglio.

Condotti a Venezia, per intercessione del Papa, furono rilasciati, ma Venezia chiese come risarcimento che ogni anno per il Giovedì Grasso il Patriarca di Aquileia mandasse ai veneziani un toro e dodici maiali ben pasciuti.

Gli animali venivano accolti quindi come prigionieri in Palazzo Ducale, posti sopra a delle ricostruzioni lignee rappresentanti i castelli friulani .

Tale onore era affidato alla Corporazione dei fabbri, assistiti da quella dei macellai (becheri) che poi li macellavano per tutto il popolo veneziano: dal nobile al condannato; da qui nasce il detto veneziano: “tagiar la testa al toro” (che significa togliere di mezzo gli ostacoli, finire in maniera definitiva un problema), poiché con il taglio netto della testa del toro era posta la fine dello spettacolo.

Nel 1420 questa usanza fu abolita quando il Friuli passò sotto la dominazione di Venezia in quanto la festa si era trasformata in gioco senza malizia che durò fino alla fine della Repubblica e della sua origine storica rimase solo la partecipazione del doge.

La festa del Giovedì Grasso trovava il suo culmine nelle acrobatiche imprese di funanboli che eseguivano le loro imprese.

Il famoso “volo del Turco” spettacolo che si tenne per la prima volta nel 1548 da un equilibrista turco (da qui il nome) che con bilanciere in mano salì camminando su una fune da una barca in mezzo al bacino S.Marco sino alla cella del campanile di S.Marco.

Le maschere nell’arte: ecco i quadri con i migliori messaggi subliminali.

Il Carnevale di Venezia fa parte ormai da secoli della storia, della tradizione e del folklore italiano in Europa e nel mondo.

Anche nell’arte è spesso rappresentato. Sono molti infatti i quadri del Carnevale che ritraggono maschere tradizionali (come la baùta o la moretta) o festeggiamenti sfarzosi in palazzi e piazze.

Ciò che trovo interessante è capire come nel periodo più “permissivo” dell’anno, gli artisti ne approfittassero per lanciare messaggi e dire la loro senza esporsi direttamente, celandosi appunto dietro una maschera.

Lotta tra Carnevale e Quaresima, Pieter Bruegel il Vecchio, 1559

E’ il caso di Pieter Bruegel, per esempio, che nel 1859 dipinse Lotta tra Carnevale e Quaresima, una parodia godereccia e un evidente spaccato di vita del periodo. L’uomo grasso a cavallo di una botte di vino intento a mangiare ogni cosa gli capiti a tiro è in netto contrasto con la donna pallida e smunta seduta su una sedia circondata da pochi fedeli in preghiera. Bruegel ha messo in evidenza lo scontro simbolico tra la Quaresima e il Carnevale, i sacrifici contro l’opulento spreco.

Pierrot and Harlequin di Paul Cézanne (Mardi Gras), 1888

Paul Cézanne, pittore impressionista, con questo quadro pare voglia rappresentare in modo allegorico la fine dell’amicizia con lo scrittore Émile Zola. Intitolata Martedì grasso è datata 1888 e ora conservata nel museo di Puškin di Mosca. I modelli per le due maschere furono il figlio di Cézanne, Paul, avuto nel 1872 da Hortense Fiquet, che posò per l’Arlecchino, e l’amico Louis Guillaume nei panni di Pierrot.

L’Entrée du Christ à Bruxelles di James Ensor 1888

Precursore dell’espressionismo belga, il pittore di Ostenda James Ensor era conosciuto per l’uso ossessivo delle maschere e degli scheletri nella sua arte.

L’entrata di Cristo a Bruxelles, realizzata nel 1888 e oggi esposta al Getty Museum di Los Angeles, è la più rappresentativa: le maschere ritratte, demoniache, spettrali e folli, sono simbolicamente il lato più brutto e deformato dell’umanità. Ensor era ossessionato dai costumi carnevaleschi, proprio come quelli che sua madre vendeva a tutta la popolazione di Ostenda, e li dipingeva con pennellate furiose e ipnotiche fino a ridurli a teschi grotteschi.

Come annunciato dal titolo, il disegno raffigura un ipotetico ingresso trionfale di Gesù nella capitale belga, in onore del quale viene realizzata un’immensa parata, talmente sgargiante e carnevalesca da apparire ridicola e quasi sinistra.

La cittadinanza è accorsa in massa all’evento, tuttavia nessuno dei partecipanti ha lo sguardo rivolto verso il Cristo: c’è chi chiacchiera, chi giudica, chi critica, chi si diverte, chi si fa largo, addirittura chi si bacia. Questa circostanza è fortemente simbolica: rappresenta l’allontanamento del popolo dai valori del Vangelo.

“Paul vestito da Arlecchino” di Pablo Picasso 1924

Il celebre pittore spagnolo Pablo Picasso ritrae nel 1924 il figlio Paulo con un grazioso costume carnevalesco di Arlecchino in quest’opera esposta nel Musée National Picasso di Parigi. Il bambino, nato dal matrimonio del pittore con Olga Khokhlova, è ritratto con una delicata precisione nei dettagli che esprimono tenerezza, sebbene i tratti lasciati dalla matita facciano pensare a un’opera apparentemente incompiuta

Picasso realizza, nella sua lunga carriera, molti dipinti con Arlecchino. L’artista è sempre stato notoriamente molto vicino all’immagine del saltimbanco e delle maschere, simboli del proprio stato d’animo e della solidarietà con gli emarginati, i diseredati e gli afflitti.

L’intrigo di James Ensor

Altro quadro di Ensor molto rappresentativo del Carnevale, a coronamento di una cavalcata tra colori, maschere e teschi, sarcasmi e autoironie (sul muro de Il Pisciatore è scritto “Ensor è un pazzo”), le opere più celebri sono: Il Pierrot e gli scheletriL’intrigo e Le maschere sorprese.

J.A., WATTEAU, Arlecchino e Colombina, 1716 ca. – Londra

Partiamo da Antoine Watteau (1684 – 1721) fu un pittore che si specializzò nel tema delle cosiddette Feste galanti, ovvero i momenti mondani della nobiltà francese settecentesca come i gran balli, i balli in maschera, la caccia, i concerti all’aria aperta, le passeggiate. Sono i personaggi mascherati di Watteau: tolti dal palcoscenico e inseriti nei paesaggi idilliaci e pastorali che tanto piacevano all’aristocrazia francese. Nei suoi dipinti le maschere teatrali diventano delle presenze, non più sceniche, ma elementi metaforici o giocosi all’interno di scenette per lo più arcadiche.

Non potevo tralasciare il grande Tiepolo che rappresenta le mascere per antonomasia della Commedia dell’Arte: Pantalone con il tabarro nero e le calze rosse al centro del dipinto; e Colombina, la giovane mascherata subito di fronte a lui. Sulla destra si vede anche la tradizionale baùta.

“Il rinoceronte” di Pietro Longhi (1751)

Molte delle opere che ritraggono le maschere e i festeggiamenti nella Venezia del ‘700 li dobbiamo a Pietro Longhi.
I suoi dipinti non ritraggono solo baùtemorette e altre maschere durante il periodo carnevalesco, ma anche durante la vita di tutti i giorni.

Era infatti naturale utilizzare dei vistosi travestimenti anche nel resto dell’anno. Più particolare è il suo “Il Rinoceronte” del 1751. L’animale, proveniente dall’Africa o dall’Asia, sta di fronte ad alcuni veneziani in maschera.

Nel prossimo articolo ti racconto dell’usanza del giovedì grasso a Venezia durante il periodo della Serenissima e avrai una macabra scoperta.

Le mascare val soldi soeo in Carneval (proverbio veneziano)
Le maschere valgono solo a Carnevale

Stefania Doimo Zilio

I QUADRI CHE METTONO D’ACCORDO TRE RELIGIONI

Dall’antico Egitto ai messaggi di pace, Shamira è la dea dell’arte islamica, capace di trasmettere attraverso le sue opere messaggi di pace che vanno oltre al Credo religioso, oltrepassando i dogmi e i preconcetti comuni.

Shamira invade i suoi quadri di testi, di architettura grazie alla scrittura geroglifica e le immagini che parlano della parola di Dio.

La bellezza sta nei simboli, nei significati dei 99 nomi di Dio, nel rispetto di chi prega a prescindere dal nome che intende dare al proprio Dio.

I suoi quadri sono un tramite verso il dialogo di tante culture diverse e nel desiderio di conoscenza gli uni con gli altri.

Shamira Minozzi è una calligrafa-pittrice di fama internazionale ispirata all’arte islamica.

La sua attività artistica e culturale è volta alla promozione del dialogo tra culture differenti. Per questo ha ricevuto molteplici e importantissimi riconoscimenti sia dal mondo arabo, che dalle istituzioni italiane. Ha ricevuto lettere di complimenti per il suo impegno artistico da papa Francesco, dal presidente Mattarella e da molti altri rappresentanti delle istituzioni italiane.

I media internazionali hanno spesso parlato di lei e del suo lodevole impegno artistico, compresa al Jazeera che ha realizzato un documentario su di lei. Le sue opere sono state esposte nelle più grandi città italiane e mediorientali e fanno parte delle collezioni di importanti personaggi del mondo arabo. 

Ho voluto conoscere questa bellissima donna perché la sua arte è magnifica come lo sono le scritture islamiche così affascinanti e colme di significato.

Mi permetto di chiederti che rapporto hai con la religione islamica, al di là che sia la tua fonte di ispirazione nell’arte. Prima di essere affascinata dai simboli e dalla scrittura islamica cosa dipingevi?

Ho iniziato come artista ispirata all’antico Egitto, affascinata della sua cultura e dei geroglifici. Ora, tutti i segni della scrittura geroglifica sono delle immagini, ma anche se la maggior parte della gente che li osserva nelle iscrizioni dei templi e delle tombe non comprende il loro significato, rimane comunque affascinata dalla loro bellezza e sente che sono qualcosa di più di un semplice disegno.

Ho provato questo sentimento vedendo per la prima volta da vicino l’arte islamica quando, entrando in una moschea, sono stata rapita dalla bellezza della calligrafia islamica che adornava colonne e pareti. Non conoscendo l’arabo, non potevo leggere e comprendere i magnifici segni che stavo ammirando, ma la bellezza di quella scrittura mi arrivò direttamente al cuore. Sentivo che quelle forme e quei segni esprimevano qualcosa di sublime e profondo. 

Tornata in Italia, incominciai subito a studiare la calligrafia islamica. Scopri così il grande messaggio di pace portato dall’islam che diventò la mia fonte di ispirazione artistica.

Nacque dunque in me il desiderio di comunicare un messaggio di pace e fratellanza, attraverso la forza della bellezza di innovative composizioni calligrafiche. Decisi allora di mettere la mia arte a disposizione del dialogo tra culture differenti.

Ci puoi spiegare la tua tecnica pittorica?

Credo che la mia arte sia qualcosa di nuovo, non si può classificare in qualche stile già esistente, è una fusione tra arte occidentale e orientale, un incontro di colori e di forme appartenenti ad entrambe le culture. Prediligo dipingere con i pennelli su tela, utilizzando colori acrilici e polvere d’oro. 

Che cosa rappresenta la tua arte? Qual è l’importanza dell’arte per la società e quale ruolo svolge?

È nata in me una forte spinta ad utilizzare la mia arte come mezzo di conoscenza e di comunicazione per creare un fertile terreno di scambio e di dialogo.

La mia è la testimonianza di una donna occidentale che incontra l’arte islamica e se ne innamora a tal punto da diventarne una calligrafa e proporre una nuova rappresentazione della calligrafia islamica. Io credo che si debba sempre sostenere la divulgazione della cultura anche attraverso nuove prospettive.

Dove c’è cultura e conoscenza non esistono pregiudizi, dove c’è scambio culturale c’è il rispetto dell’altro, dove si incontrano culture differenti c’è sempre arricchimento e ispirazione.

Farò un esempio: io sono una pittrice, lavoro con i colori e poniamo il caso che io disponga solo dei colori rosso, giallo, blu e bianco, perché l’unico negozio che conosco e dal quale mi rifornisco dispone solo di queste colorazioni. Incontro poi un venditore di colori straniero che vende il color lilla, arancio, smeraldo e mi fa scoprire anche i colori oro e argento che non conoscevo.

Ora come artista ho a disposizione più colori e la mia creatività sarà maggiore, senza che io debba rinunciare ai miei amati colori base, ma aggiungendone di nuovi che prima non avevo. Questo significa che io non rinuncio alla mia identità artistica aggiungendo nuovi colori, ma anzi, l’arricchisco.

Dobbiamo sempre ricordarci che condividiamo la nostra realtà con culture differenti dalla nostra e che la diversità è arricchimento è stimolo alla conoscenza e che il rispetto reciproco è fondamentale per vivere con giustizia.

Vedo dunque la mia arte come un traghetto tra oriente e occidente e credo che l’arte in generale debba svolgere proprio questo compito: comunicare, istruire, relazionare.

L’arte è in grado di risolvere i problemi della società?

La cultura, le arti e il pensiero portano alla fratellanza, al rispetto e non alla divisione e all’odio. Se la religione “predica” la pace, l’arte è pace. 

L’arte è un potentissimo mezzo di comunicazione e di aggregazione che porta a comprendersi meglio e a vincere diffidenze e pregiudizi, può dunque essere un ponte tra culture differenti, uno stimolo vitale alla comprensione e alla conoscenza. Essa tra l’altro si avvale di un elemento universale e assoluto: la bellezza. Dobbiamo quindi ricercare “la bellezza” e ciò possiamo farlo anche attraverso l’arte, perché essa può essere una grande chiave di accesso al superamento delle nostre personali barriere e farci scoprire e conoscere modi di vedere alternativi e realtà a noi sconosciute.

Esistono molte mostre d’arte che aspirano alla pace e dialogo tra civiltà e religioni. Pensi che queste mostre riescano a raggiungere l’obiettivo desiderato?

Gli artisti che fanno queste mostre e che vogliono perseguire questo intento, debbono usare la loro creatività per dare forza e verità a ciò che vogliono comunicare, debbono pescare nei puri e profondi sentimenti del loro cuore. Lo stesso vale per chi va a vedere queste mostre, occorre andarci con spirito aperto al nuovo, bisogna avere la stessa curiosità che hanno i bambini, i quali non conoscono pregiudizi.

La fede quando è sincera nasce dal cuore, non conosce fanatismo, ma solo amore e gentilezza, desiderio di comprendere e conoscere, senza giudizio e pregiudizio. Il fanatismo è un aspetto innaturale della spiritualità che affonda le sue radici nell’ignoranza, nella debolezza e nell’insicurezza. 

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Per la mia arte islamica prendo ispirazione da quello che provo leggendo il Sacro Corano, osservando la bellezza della natura e di tutto ciò che è bello. Dentro di me nasce il desiderio di condividere e trasmettere queste mie emozioni e il pensiero che le accompagna.

Per scrivere in arabo bisogna conoscere la lingua oppure non è necessario?

Ovviamente bisogna comprendere ciò che si scrive e ciò che si vuole rappresentare. Il messaggio che vogliamo tramettere sulla tela deve essere preciso e corretto. Piuttosto, per creare nuove composizioni calligrafiche, occorre comprendere a fondo i limiti e le possibilità offerte dalla lingua araba nel poterne plasmare e deformare le lettere senza compromettere il significato della parola e per fare questo necessita una buona conoscenza della cultura araba in generale. Copiare lettere e forme che altri artisti hanno ideato non costituirebbe per me nulla di creativo e sarebbe poco stimolante come artista.

In quasi tutte le tue opere compare una farfalla, che significato ha per te?

La farfalla per me rappresenta la trasformazione e la rinascita. Il goffo bruco che si trascina lentamente, si rinchiude nel bozzolo e si trasforma in una splendida farfalla capace di volare leggiadramente. A ciò dovrebbe per me anelare ogni uomo attraverso una sua crescita spirituale.

 A quante mostre hai partecipato in Italia e all’estero?

Ho partecipato a tante mostre si in Italia che all’estero, tra le più importanti: Roma, Venezia, Torino, Milano, Firenze, Londra, Cairo, Abu dhabi, Doha, Algeri, kuwait.

Sei stata parecchie volte nei paesi arabi, come hanno accolto la tua arte e che rapporto hai con loro?

Sono stata accolta sempre molto bene, ricevendo complimenti e ammirazione per il mio operato artistico. 

GRAZIE SHAMIRA E’ STATO UN VERO PIACERE

Grazie a te, a presto.

Stefania Doimo Zilio