• +0444 962656
  • info@rhetie.it

VISITA I MUSEI PIU’ BELLI DEL MONDO STANDO SEDUTO SUL DIVANO

VISITA I MUSEI PIU’ BELLI DEL MONDO STANDO SEDUTO SUL DIVANO

Dobbiamo reinventarci le giornate, fare qualcosa di nuovo ogni giorno per stare bene e pensare di avere una parvenza di normalità.

Ecco perché noi di Rhetie abbiamo deciso di portarti a spasso tra i musei più belli del mondo, stando comodamente seduto sul divano.

DISTRAETEVI CON LA CULTURA ON LINE

1. Pinacoteca di Brera – Milano https://pinacotecabrera.org/

2. Galleria degli Uffizi – Firenze https://www.uffizi.it/mostre-virtuali

3. Musei Vaticani – Roma
http://www.museivaticani.va/…/collezio…/catalogo-online.html

4. Museo Archeologico – Atene https://www.namuseum.gr/en/collections/

5. Prado – Madrid https://www.museodelprado.es/en/the-collection/art-works

6. Louvre – Parigi https://www.louvre.fr/en/visites-en-ligne

7. British Museum – Londra https://www.britishmuseum.org/collection

8. Metropolitan Museum – New York https://artsandculture.google.com/explore

9. Hermitage – San Pietroburgo https://www.hermitagemuseum.org/…/dz/d5/L2dBISEvZ0FBIS9nQ…/…

10. National Gallery of art – Washington https://www.nga.gov/index.html

CIAO A TUTTI

Il giovedì grasso nella Serenessima Repubblica

Risale al 1700, periodo di gloria del Carnevale veneziano, il dipinto di Francesco Guardi “Il doge assiste alla festa del giovedì grasso in Piazzetta”.

“Il doge assiste alla festa del giovedì grasso in Piazzetta”.

Ai tempi della Serenissima nel giorno del giovedì grasso si teneva la storica corrida con il toro davanti al Palazzo Ducale.

La festa celebrativa ricordava un’importante vittoria della Serenissima Repubblica, contro il patriarca Ulrico, devoto dell’imperatore, a causa di una bolla del Papa Adriano IV che assegnava tutta la Dalmazia al Patriarcato di Grado.

Approfittando della guerra in corso tra Venezia e le città di Padova e Ferrara, Ulrico aiutato da feudatari della Carinzia e del Friuli, assalì la città di Grado e costrinse alla fuga il patriarca Enrico Dandolo.

Il Doge Vitale Michiel II non fece passare molto tempo per riparare l’oltraggio, puntò la potente flotta veneziana verso Grado, sconfiggendo il povero patriarca Ulrico e i dodici feudatari ribelli, annientando così tutto il loro orgoglio.

Condotti a Venezia, per intercessione del Papa, furono rilasciati, ma Venezia chiese come risarcimento che ogni anno per il Giovedì Grasso il Patriarca di Aquileia mandasse ai veneziani un toro e dodici maiali ben pasciuti.

Gli animali venivano accolti quindi come prigionieri in Palazzo Ducale, posti sopra a delle ricostruzioni lignee rappresentanti i castelli friulani .

Tale onore era affidato alla Corporazione dei fabbri, assistiti da quella dei macellai (becheri) che poi li macellavano per tutto il popolo veneziano: dal nobile al condannato; da qui nasce il detto veneziano: “tagiar la testa al toro” (che significa togliere di mezzo gli ostacoli, finire in maniera definitiva un problema), poiché con il taglio netto della testa del toro era posta la fine dello spettacolo.

Nel 1420 questa usanza fu abolita quando il Friuli passò sotto la dominazione di Venezia in quanto la festa si era trasformata in gioco senza malizia che durò fino alla fine della Repubblica e della sua origine storica rimase solo la partecipazione del doge.

La festa del Giovedì Grasso trovava il suo culmine nelle acrobatiche imprese di funanboli che eseguivano le loro imprese.

Il famoso “volo del Turco” spettacolo che si tenne per la prima volta nel 1548 da un equilibrista turco (da qui il nome) che con bilanciere in mano salì camminando su una fune da una barca in mezzo al bacino S.Marco sino alla cella del campanile di S.Marco.

Le maschere nell’arte: ecco i quadri con i migliori messaggi subliminali.

Il Carnevale di Venezia fa parte ormai da secoli della storia, della tradizione e del folklore italiano in Europa e nel mondo.

Anche nell’arte è spesso rappresentato. Sono molti infatti i quadri del Carnevale che ritraggono maschere tradizionali (come la baùta o la moretta) o festeggiamenti sfarzosi in palazzi e piazze.

Ciò che trovo interessante è capire come nel periodo più “permissivo” dell’anno, gli artisti ne approfittassero per lanciare messaggi e dire la loro senza esporsi direttamente, celandosi appunto dietro una maschera.

Lotta tra Carnevale e Quaresima, Pieter Bruegel il Vecchio, 1559

E’ il caso di Pieter Bruegel, per esempio, che nel 1859 dipinse Lotta tra Carnevale e Quaresima, una parodia godereccia e un evidente spaccato di vita del periodo. L’uomo grasso a cavallo di una botte di vino intento a mangiare ogni cosa gli capiti a tiro è in netto contrasto con la donna pallida e smunta seduta su una sedia circondata da pochi fedeli in preghiera. Bruegel ha messo in evidenza lo scontro simbolico tra la Quaresima e il Carnevale, i sacrifici contro l’opulento spreco.

Pierrot and Harlequin di Paul Cézanne (Mardi Gras), 1888

Paul Cézanne, pittore impressionista, con questo quadro pare voglia rappresentare in modo allegorico la fine dell’amicizia con lo scrittore Émile Zola. Intitolata Martedì grasso è datata 1888 e ora conservata nel museo di Puškin di Mosca. I modelli per le due maschere furono il figlio di Cézanne, Paul, avuto nel 1872 da Hortense Fiquet, che posò per l’Arlecchino, e l’amico Louis Guillaume nei panni di Pierrot.

L’Entrée du Christ à Bruxelles di James Ensor 1888

Precursore dell’espressionismo belga, il pittore di Ostenda James Ensor era conosciuto per l’uso ossessivo delle maschere e degli scheletri nella sua arte.

L’entrata di Cristo a Bruxelles, realizzata nel 1888 e oggi esposta al Getty Museum di Los Angeles, è la più rappresentativa: le maschere ritratte, demoniache, spettrali e folli, sono simbolicamente il lato più brutto e deformato dell’umanità. Ensor era ossessionato dai costumi carnevaleschi, proprio come quelli che sua madre vendeva a tutta la popolazione di Ostenda, e li dipingeva con pennellate furiose e ipnotiche fino a ridurli a teschi grotteschi.

Come annunciato dal titolo, il disegno raffigura un ipotetico ingresso trionfale di Gesù nella capitale belga, in onore del quale viene realizzata un’immensa parata, talmente sgargiante e carnevalesca da apparire ridicola e quasi sinistra.

La cittadinanza è accorsa in massa all’evento, tuttavia nessuno dei partecipanti ha lo sguardo rivolto verso il Cristo: c’è chi chiacchiera, chi giudica, chi critica, chi si diverte, chi si fa largo, addirittura chi si bacia. Questa circostanza è fortemente simbolica: rappresenta l’allontanamento del popolo dai valori del Vangelo.

“Paul vestito da Arlecchino” di Pablo Picasso 1924

Il celebre pittore spagnolo Pablo Picasso ritrae nel 1924 il figlio Paulo con un grazioso costume carnevalesco di Arlecchino in quest’opera esposta nel Musée National Picasso di Parigi. Il bambino, nato dal matrimonio del pittore con Olga Khokhlova, è ritratto con una delicata precisione nei dettagli che esprimono tenerezza, sebbene i tratti lasciati dalla matita facciano pensare a un’opera apparentemente incompiuta

Picasso realizza, nella sua lunga carriera, molti dipinti con Arlecchino. L’artista è sempre stato notoriamente molto vicino all’immagine del saltimbanco e delle maschere, simboli del proprio stato d’animo e della solidarietà con gli emarginati, i diseredati e gli afflitti.

L’intrigo di James Ensor

Altro quadro di Ensor molto rappresentativo del Carnevale, a coronamento di una cavalcata tra colori, maschere e teschi, sarcasmi e autoironie (sul muro de Il Pisciatore è scritto “Ensor è un pazzo”), le opere più celebri sono: Il Pierrot e gli scheletriL’intrigo e Le maschere sorprese.

J.A., WATTEAU, Arlecchino e Colombina, 1716 ca. – Londra

Partiamo da Antoine Watteau (1684 – 1721) fu un pittore che si specializzò nel tema delle cosiddette Feste galanti, ovvero i momenti mondani della nobiltà francese settecentesca come i gran balli, i balli in maschera, la caccia, i concerti all’aria aperta, le passeggiate. Sono i personaggi mascherati di Watteau: tolti dal palcoscenico e inseriti nei paesaggi idilliaci e pastorali che tanto piacevano all’aristocrazia francese. Nei suoi dipinti le maschere teatrali diventano delle presenze, non più sceniche, ma elementi metaforici o giocosi all’interno di scenette per lo più arcadiche.

Non potevo tralasciare il grande Tiepolo che rappresenta le mascere per antonomasia della Commedia dell’Arte: Pantalone con il tabarro nero e le calze rosse al centro del dipinto; e Colombina, la giovane mascherata subito di fronte a lui. Sulla destra si vede anche la tradizionale baùta.

“Il rinoceronte” di Pietro Longhi (1751)

Molte delle opere che ritraggono le maschere e i festeggiamenti nella Venezia del ‘700 li dobbiamo a Pietro Longhi.
I suoi dipinti non ritraggono solo baùtemorette e altre maschere durante il periodo carnevalesco, ma anche durante la vita di tutti i giorni.

Era infatti naturale utilizzare dei vistosi travestimenti anche nel resto dell’anno. Più particolare è il suo “Il Rinoceronte” del 1751. L’animale, proveniente dall’Africa o dall’Asia, sta di fronte ad alcuni veneziani in maschera.

Nel prossimo articolo ti racconto dell’usanza del giovedì grasso a Venezia durante il periodo della Serenissima e avrai una macabra scoperta.

Le mascare val soldi soeo in Carneval (proverbio veneziano)
Le maschere valgono solo a Carnevale

Stefania Doimo Zilio

I QUADRI CHE METTONO D’ACCORDO TRE RELIGIONI

Dall’antico Egitto ai messaggi di pace, Shamira è la dea dell’arte islamica, capace di trasmettere attraverso le sue opere messaggi di pace che vanno oltre al Credo religioso, oltrepassando i dogmi e i preconcetti comuni.

Shamira invade i suoi quadri di testi, di architettura grazie alla scrittura geroglifica e le immagini che parlano della parola di Dio.

La bellezza sta nei simboli, nei significati dei 99 nomi di Dio, nel rispetto di chi prega a prescindere dal nome che intende dare al proprio Dio.

I suoi quadri sono un tramite verso il dialogo di tante culture diverse e nel desiderio di conoscenza gli uni con gli altri.

Shamira Minozzi è una calligrafa-pittrice di fama internazionale ispirata all’arte islamica.

La sua attività artistica e culturale è volta alla promozione del dialogo tra culture differenti. Per questo ha ricevuto molteplici e importantissimi riconoscimenti sia dal mondo arabo, che dalle istituzioni italiane. Ha ricevuto lettere di complimenti per il suo impegno artistico da papa Francesco, dal presidente Mattarella e da molti altri rappresentanti delle istituzioni italiane.

I media internazionali hanno spesso parlato di lei e del suo lodevole impegno artistico, compresa al Jazeera che ha realizzato un documentario su di lei. Le sue opere sono state esposte nelle più grandi città italiane e mediorientali e fanno parte delle collezioni di importanti personaggi del mondo arabo. 

Ho voluto conoscere questa bellissima donna perché la sua arte è magnifica come lo sono le scritture islamiche così affascinanti e colme di significato.

Mi permetto di chiederti che rapporto hai con la religione islamica, al di là che sia la tua fonte di ispirazione nell’arte. Prima di essere affascinata dai simboli e dalla scrittura islamica cosa dipingevi?

Ho iniziato come artista ispirata all’antico Egitto, affascinata della sua cultura e dei geroglifici. Ora, tutti i segni della scrittura geroglifica sono delle immagini, ma anche se la maggior parte della gente che li osserva nelle iscrizioni dei templi e delle tombe non comprende il loro significato, rimane comunque affascinata dalla loro bellezza e sente che sono qualcosa di più di un semplice disegno.

Ho provato questo sentimento vedendo per la prima volta da vicino l’arte islamica quando, entrando in una moschea, sono stata rapita dalla bellezza della calligrafia islamica che adornava colonne e pareti. Non conoscendo l’arabo, non potevo leggere e comprendere i magnifici segni che stavo ammirando, ma la bellezza di quella scrittura mi arrivò direttamente al cuore. Sentivo che quelle forme e quei segni esprimevano qualcosa di sublime e profondo. 

Tornata in Italia, incominciai subito a studiare la calligrafia islamica. Scopri così il grande messaggio di pace portato dall’islam che diventò la mia fonte di ispirazione artistica.

Nacque dunque in me il desiderio di comunicare un messaggio di pace e fratellanza, attraverso la forza della bellezza di innovative composizioni calligrafiche. Decisi allora di mettere la mia arte a disposizione del dialogo tra culture differenti.

Ci puoi spiegare la tua tecnica pittorica?

Credo che la mia arte sia qualcosa di nuovo, non si può classificare in qualche stile già esistente, è una fusione tra arte occidentale e orientale, un incontro di colori e di forme appartenenti ad entrambe le culture. Prediligo dipingere con i pennelli su tela, utilizzando colori acrilici e polvere d’oro. 

Che cosa rappresenta la tua arte? Qual è l’importanza dell’arte per la società e quale ruolo svolge?

È nata in me una forte spinta ad utilizzare la mia arte come mezzo di conoscenza e di comunicazione per creare un fertile terreno di scambio e di dialogo.

La mia è la testimonianza di una donna occidentale che incontra l’arte islamica e se ne innamora a tal punto da diventarne una calligrafa e proporre una nuova rappresentazione della calligrafia islamica. Io credo che si debba sempre sostenere la divulgazione della cultura anche attraverso nuove prospettive.

Dove c’è cultura e conoscenza non esistono pregiudizi, dove c’è scambio culturale c’è il rispetto dell’altro, dove si incontrano culture differenti c’è sempre arricchimento e ispirazione.

Farò un esempio: io sono una pittrice, lavoro con i colori e poniamo il caso che io disponga solo dei colori rosso, giallo, blu e bianco, perché l’unico negozio che conosco e dal quale mi rifornisco dispone solo di queste colorazioni. Incontro poi un venditore di colori straniero che vende il color lilla, arancio, smeraldo e mi fa scoprire anche i colori oro e argento che non conoscevo.

Ora come artista ho a disposizione più colori e la mia creatività sarà maggiore, senza che io debba rinunciare ai miei amati colori base, ma aggiungendone di nuovi che prima non avevo. Questo significa che io non rinuncio alla mia identità artistica aggiungendo nuovi colori, ma anzi, l’arricchisco.

Dobbiamo sempre ricordarci che condividiamo la nostra realtà con culture differenti dalla nostra e che la diversità è arricchimento è stimolo alla conoscenza e che il rispetto reciproco è fondamentale per vivere con giustizia.

Vedo dunque la mia arte come un traghetto tra oriente e occidente e credo che l’arte in generale debba svolgere proprio questo compito: comunicare, istruire, relazionare.

L’arte è in grado di risolvere i problemi della società?

La cultura, le arti e il pensiero portano alla fratellanza, al rispetto e non alla divisione e all’odio. Se la religione “predica” la pace, l’arte è pace. 

L’arte è un potentissimo mezzo di comunicazione e di aggregazione che porta a comprendersi meglio e a vincere diffidenze e pregiudizi, può dunque essere un ponte tra culture differenti, uno stimolo vitale alla comprensione e alla conoscenza. Essa tra l’altro si avvale di un elemento universale e assoluto: la bellezza. Dobbiamo quindi ricercare “la bellezza” e ciò possiamo farlo anche attraverso l’arte, perché essa può essere una grande chiave di accesso al superamento delle nostre personali barriere e farci scoprire e conoscere modi di vedere alternativi e realtà a noi sconosciute.

Esistono molte mostre d’arte che aspirano alla pace e dialogo tra civiltà e religioni. Pensi che queste mostre riescano a raggiungere l’obiettivo desiderato?

Gli artisti che fanno queste mostre e che vogliono perseguire questo intento, debbono usare la loro creatività per dare forza e verità a ciò che vogliono comunicare, debbono pescare nei puri e profondi sentimenti del loro cuore. Lo stesso vale per chi va a vedere queste mostre, occorre andarci con spirito aperto al nuovo, bisogna avere la stessa curiosità che hanno i bambini, i quali non conoscono pregiudizi.

La fede quando è sincera nasce dal cuore, non conosce fanatismo, ma solo amore e gentilezza, desiderio di comprendere e conoscere, senza giudizio e pregiudizio. Il fanatismo è un aspetto innaturale della spiritualità che affonda le sue radici nell’ignoranza, nella debolezza e nell’insicurezza. 

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Per la mia arte islamica prendo ispirazione da quello che provo leggendo il Sacro Corano, osservando la bellezza della natura e di tutto ciò che è bello. Dentro di me nasce il desiderio di condividere e trasmettere queste mie emozioni e il pensiero che le accompagna.

Per scrivere in arabo bisogna conoscere la lingua oppure non è necessario?

Ovviamente bisogna comprendere ciò che si scrive e ciò che si vuole rappresentare. Il messaggio che vogliamo tramettere sulla tela deve essere preciso e corretto. Piuttosto, per creare nuove composizioni calligrafiche, occorre comprendere a fondo i limiti e le possibilità offerte dalla lingua araba nel poterne plasmare e deformare le lettere senza compromettere il significato della parola e per fare questo necessita una buona conoscenza della cultura araba in generale. Copiare lettere e forme che altri artisti hanno ideato non costituirebbe per me nulla di creativo e sarebbe poco stimolante come artista.

In quasi tutte le tue opere compare una farfalla, che significato ha per te?

La farfalla per me rappresenta la trasformazione e la rinascita. Il goffo bruco che si trascina lentamente, si rinchiude nel bozzolo e si trasforma in una splendida farfalla capace di volare leggiadramente. A ciò dovrebbe per me anelare ogni uomo attraverso una sua crescita spirituale.

 A quante mostre hai partecipato in Italia e all’estero?

Ho partecipato a tante mostre si in Italia che all’estero, tra le più importanti: Roma, Venezia, Torino, Milano, Firenze, Londra, Cairo, Abu dhabi, Doha, Algeri, kuwait.

Sei stata parecchie volte nei paesi arabi, come hanno accolto la tua arte e che rapporto hai con loro?

Sono stata accolta sempre molto bene, ricevendo complimenti e ammirazione per il mio operato artistico. 

GRAZIE SHAMIRA E’ STATO UN VERO PIACERE

Grazie a te, a presto.

Stefania Doimo Zilio

TUTTO BIANCO E’ MEGLIO CHE POLICROMO? UN FALSO STORICO CHE FA MOLTO DISCUTERE.

Hanno distrutto i colori delle statue antiche, ecco spiegata la ragione.

Chi copia statue greche e romane non usa colore, ma le fa tutte bianche, perché, visto che non lo erano affatto?

Le statue greche e romane erano policrome.

Interamente dipinte con colori accesi, lo dicono pure Platone e Plinio il Vecchio e se non crediamo a loro osserva le tracce di colore ritrovate sul Partenone nel XVIII secolo.

E allora perché ci ostiniamo a ricopiarle senza il colore?

Anticamente il colore era imprescindibile come le mele sulla torta della nonna.

QUINDI CHE COSA E’ SUCCESSO?

Nell’antichità il rapporto con gli Dei era espresso con i colori, più erano accesi più il rapporto tra uomo e Dio risultava forte.

Con il tempo, senza una giusta manutenzione, i colori sparirono e con l’arrivo del Cristianesimo ogni traccia di colore fu cancellata.

Quando nel Rinascimento si scoprono copie di statue romane perdute interamente bianche, senza colore, si pensò che anche nell’antichità tutte le statue dovevano essere rigorosamente monocromatiche.

Un falso storico che già nel XVIII secolo fu rilevato grazie ai ritrovamenti di statue colorate durante gli scavi archeologici.

E quindi?

Gli archeologi negarono per malafede i colori delle statue, (forse cromofobici?).

Le videro colorate e le descrissero, ma immediatamente le riprodussero in gesso, inviandole alle esposizioni universali per dimostrare l’attendibilità dell’ incolore, erano tutte e solo bianche.

Mi viene da pensare che riprodurre una statua a colori fosse alquanto faticoso e forse troppo costoso. Una convenienza che falsifica la realtà, ma ovviamente la semplifica.

In Europa si negò il colore perché il bianco è politico, Arthur De Gobineau ha teorizzato la superiorità bianca nel 1853, il bianco delle statue è sinonimo di superiorità sugli altri popoli, propaganda prontamente utilizzata da Hitler molti anni più tardi.

Tralasciando la storia, ancora oggi le statue sono comunque riprodotte bianche, ma grazie alle tecnologie moderne, come i raggi X, si stanno scoprendo macchie di colore che non possono più essere negate.

Non sappiamo la tecnica con la quale venissero dipinte e gli studiosi d’arte sono impegnati a cercare talenti che possano aiutarli a scoprire i segreti dei pittori dell’antichità.

Per il momento le statue resteranno bianche, ma tu come reagiresti se vedessi la Pietà di Michelangelo dipinta con colori accesi?

ciao alla prossima

Stefania Doimo Zilio

ARTE FIERA BOLOGNA 2020

Terminata da pochi giorni Artissima a Torino, il mondo dell’arte italiana inizia a prepararsi per la prossima fiera in programma. Dal 24 al 26 gennaio 2020 infatti sarà la volta di Arte Fiera, giunta alla sua 44esima edizione e diretta, per il secondo anno, da Simone Menegoi. Svelate già alcune novità della prossima edizione, a partire dalle nuove sezioni fino all’elenco delle gallerie partecipanti.

IL SECONDO ANNO DI DIREZIONE DI MENEGOI AD ARTE FIERA

Subentrato dopo il biennio di direzione di Angela Vettese (in questo articolo trovate un sunto della storia di Arte Fiera degli ultimi anni, dalle dimissioni di Vettese fino alla nomina dell’attuale direttore), Simone Menegoi nel 2019 ha apportato alcune ma evidenti novità alla fiera, che noi di Artribune abbiamo valutato positivamente: la decisione di fare esporre alle gallerie un massimo di tre artisti, il miglioramento del layout della fiera, la sezione Fotografia e immagini in movimento (che torna anche nel 2020 sempre curata da Fantom) affiancata alla Main Section.

LE SEZIONI E LE GALLERIE DI ARTE FIERA 2020

Tra le novità previste nel 2020 è Pittura XXI, sezione dedicata alla pittura e alle sue figure figure emergenti e mid-career a livello nazionale e internazionale. A curare Pittura XXI è il critico e curatore indipendente Davide Ferri, e tra le gallerie partecipanti sono anche le straniere Bernhard Knaus di Francoforte e Arcade di Londra. Altra novità è anche Focus, sezione dedicata all’arte della prima metà del XX secolo e ai Post-war masters, con una selezione di proposte il cui criterio varierà di anno in anno a seconda del curatore invitato. La prima edizione di Focus è affidata alla critica, curatrice e storica dell’arte Laura Cherubini, nota per i suoi contributi allo studio dell’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta e insegnante-icona a Brera. Arte Fiera quest’anno conta della presenza di oltre 130 gallerie, alcune delle quali tornano nuovamente a partecipare alla fiera; tra queste, Giorgio Persano (Torino), Galleria Fonti (Napoli), Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. (Bologna), FPAC – Francesco Pantaleone Arte Contemporanea (Palermo-Milano), A arte Invernizzi (Milano), Ex Elettrofonica (Roma), Otto Zoo (Mi- lano), The Gallery Apart (Roma), 1/9unosunove arte contemporanea (Roma). 

IL CENTRO DIGITALE D’ARTE PIU’ GRANDE AL MONDO PARLERA’ FRANCESE

Sarà una delle esperienze più belle mai viste.

Il gioco di luci riflesse sull’acqua non potranno che incantare soprattutto quando riflesse ci saranno le opere d’arte dei più grandi pittori della storia.

La data prevista per l’apertura del centro d’arte tutta digitale è aprile. Per poter visitarlo devi andare a Bordeaux, in Francia.

LUCE E ACQUA GLI EFFETTI PER L’ARTE DI KLIMT

Camminando lungo una passerella di 4  piscine giganti  potremmo ammirare  la proiezione di opere d’arte riflesse sull’acqua. Una base sottomarina si trasforma in un museo ospitando il più grande e imponente centro di arte digitale al mondo.

La mostra si chiamerà  “Bassins de Lumières”  e come dice Bruno Monnier, presidente di Culturespaces, l’impresa francese che ha realizzato il progetto,  “I visitatori vivranno esperienze audiovisive indimenticabili in un ambiente unico, un luogo di condivisione della cultura aperto a tutti”

“Il bacio” di Gustav Klimt si specchierà in vasche di luce, finendo letteralmente sott’acqua. Attesi migliaia di turisti, secondo gli organizzatori.

Stefania Doimo Zilio

FINALMENTE UNA BELLA NOTIZIA, SPERIAMO…

Ci risiamo: si stava meglio quando si stava peggio!

Dato che l’interesse per l’arte è ancora elitaria, bisogna porre rimedio partendo dal basso.

Perché possa interessare e rinvigorire il fuoco della passione, si deve ricominciare dai più piccoli.

Una raccolta di figurine per imparare la storia dell’arte.

E’ questo il progetto della società Wizart che con la casa editrice La Spiga Edizioni ha pensato di riproporre un metodo che un tempo si è dimostrato essere il più avvincente per aumentare la conoscenza attraverso un gioco educativo.

L’idea è di coinvolgere i genitori in questa nuova raccolta, far conoscere attraverso il divertimento il mondo dell’arte e le nostre meraviglie apprezzate in tutto il mondo.

Si chiamerà ARTONAUTI ed è pensato per bambini dai 7 agli 11 anni, anche se a dir il vero non nego che l’idea potrebbe essere utile a molti adulti.

Sarà in edicola il 15 marzo e vedrà protagonisti tre personaggi Ale, Morgana e il cane Argo.

Si viaggerà nel tempo alla scoperta dei grandi capolavori dell’arte e dei grandi artisti della storia che parte dalle grotte di Lascaux, attraverso gli egizi, i greci e i romani, per arrivare al Novecento passando attraverso l’arte di Giotto, del Rinascimento con Botticelli, Michelangelo, Leonardo, Raffaello, degli impressionisti, di Van Gogh.

Le figurine comporranno dipinti, affreschi, sculture, svelandone i particolari, e oltre alle figurine, aneddoti, giochi, indovinelli curiosità sulla storia dell’arte e pittori e scultori, così i bambini avranno l’opportunità di cominciare a imparare la storia dell’arte giocando e divertendosi.

Daniela Re insegnante e mediatrice culturale, che insieme a Marco Taratella ha sviluppato il progetto racconta:

“Credo che la forza di Artonauti risieda proprio nella storia personale di un’insegnante che ha imparato il mestiere sul campo. Artonauti vuole scardinare il pregiudizio che l’arte sia un argomento troppo difficile per i bambini, proponendo un gioco educativo, intelligente e divertente

QUANDO L’ARTISTA E’ DONNA IL SUCCESSO E’ GARANTITO

Si è appena conclusa la mostra d’arte PASSATO PRESENTE FUTURO organizzata da Rhetie in uno spazio chiamato Cantiere Creativo non a caso.

I riflettori si sono accesi sulle 10 artiste + 1 già al vernissage di sabato 30 novembre quando una gremita folla ha invaso le sale della mostra d’arte tutta al femminile con l’unico ospite d’eccezione il nostro Roberto Montanari.

Coloro che amano osservare al di là dell’apparenza hanno trovato l’occasione di riflettere sulla relazione che lega il desiderio di sperimentare le diverse tecniche di pittura con l’esperienza realmente formativa della vita.

E’ indubbio che l’esposizione PASSATO PRESENTE FUTURO abbia rappresentato un formidabile arricchimento culturale, offrendo la possibilità di osservare con un’ottica diversa le opere e la storia dell’arte contemporanea.

Possiamo davvero capire il passato se lo osserviamo con gli occhi del presente?

Non è sufficiente per essere compreso, dovremmo provare a viverlo come fosse  il nostro presente, sentendo le emozioni dei protagonisti, comprendendo le scelte che hanno fatto e in che modo decidevano di esprimerle. 

La storia dell’arte si è sempre alternata tra concessioni e restringimenti, si guardava indietro per osservare il passato e di fronte per afferrare il futuro.

Molti sono gli artisti che apprendevano da opere già fatte, altri che sperimentavano strategie rischiose  in nome di una libertà d’espressione che spiegava bene il momento in cui vivevano.

Nulla è mai stato statico, esiste solo un’evoluzione progressiva, una successione temporale di avvenimenti che si cerca di collegare per spiegare il periodo storico.

Passato Presente Futuro ha messo in luce la continuità dell’arte, il valore di ogni opera come bene su cui investire per il futuro.

INVESTIRE SULLE ARTISTE DONNE E’ LA SCELTA DEL FUTURO

Se è il presente che detta le regole interpretative del passato e che ci pone le basi per uno sviluppo futuro, per crescere dobbiamo investire in cultura, non c’è ombra di dubbio, oggi l’arte è vista come la prima forma di investimento più fruttuosa perché considerata un bene rifugio per eccellenza.

Rhetie con questa mostra ha voluto mettere in luce il significato di “arte contemporanea” la magia del saper parlare al cuore delle persone qualunque sia il linguaggio con cui lo si immortali.

Noi di Rhetie esponiamo arte e vendiamo arte che sia per te passato presente o futuro.

TI SPIEGO PERCHE’ ABBIAMO PUNTATO TUTTO SULL’ARTE FEMMINILE

Dal 30 novembre all’8 dicembre in Via Rossini 5 a Vicenza sarà in scena la mostra di pittura PASSATO PRESENTE FUTURO organizzata da Rhetie.

Organizzata da Rhetie di Vicenza questa mostra è una riflessione sulla contemporaneità, sull’arte che si può definire moderna quanto innovativa, che parla e vive la nostra epoca con le sue meraviglie e le sue paure.

Bianca Beghin, Claudia Bortolami, Elena Cappelletto, Carlotta Castelletti,   Michela Gioachin, Elisabetta Maistrello, Sandra Menoia, Mariagrazia Minto,    Mirella Scotton, Ilaria Sperotto sono le protagoniste della mostra.

Quello che vedremo nella mostra PASSATO PRESENTE FUTURO organizzata da Rhetie di Vicenza è una riflessione sulla femminilità espressa da chi la celebra nelle diverse forme di pittura.

50 le opere esposte in cui si documenta l’espressione artistica contemporanea dedicata alla donna e alla natura.

PERCHE’ UNA MOSTRA TUTTA AL FEMMINILE?

In tutte le epoche, le opere prodotte dalle donne sono state quasi invisibili, per sublimare i capolavori delle artiste come Artemisia Gentileschi, Frida Kahlo o Rosalba Carriera abbiamo dovuto attendere la fine degli anni ’70 quando qualcuno accortosi di loro ha pensato di rendere loro omaggio.

Un controsenso divario tra la presenza ossessiva del corpo femminile sulle tele, soggetto prediletto di quasi tutti gli artisti nei secoli e lo sparuto gruppo di artiste che hanno spiccato il volo.

E per dirla tutta anche il messaggio che viene proposto è ambivalente: donna come espressione angelica quanto tentatrice e diabolica.  Nulla di nuovo certo, ma pensa a quanti spunti abbiamo dato agli artisti. 

LE COSE STANNO CAMBIANDO E TI SPIEGO PERCHE’

Questo periodo storico innalza il valore della donna forse come mai nei tempi passati, noi di  Rhetie non facciamo differenza, o forse un po’ sì.

Come in vari campi dove stanno dimostrando di essere capaci quanto e delle volte più degli uomini, anche nell’arte le donne dicono la loro e si interrogano sulla propria identità, fanno emergere la loro creatività e l’arte femminile fermenta.

Appaiono le prime rivoluzioni sulla tela dove la stessa donna crea una visione diversa dell’immagine stereotipata cui gli uomini ci hanno abituato.

Le donne si spogliano senza togliersi gli abiti e sulla tela dipingono la loro essenza, i loro pensieri, le loro indecifrabili emozioni.

Le artiste della mostra PASSATO PRESENTE FUTURO indagano il mistero della femminilità, mettono in luce le inquietudini, le loro sofferenze, i loro piaceri con una delicatezza estrema, anche quando il grido più forte di dolore si sprigiona solo sulla tela.

Ciò che la donna potrà dare nell’evoluzione umana è inestimabile, sarà protagonista della storia con reale beneficio per il genere umano, lo sappiamo e lo vediamo ogni giorno.

Questa mostra è un punto di partenza, un esempio che anche nell’arte la donna insegna, dialoga con lo spettatore e lo conquista.

Lo sguardo corretto che devi avere osservando queste opere è il messaggio dietro ogni soggetto, l’emozione tramutata in colore, il sentimento che sprigiona ogni tratto sulla tela.

IL NOSTRO + 1 E’ UN ARTISTA

Rhetie ha voluto dare omaggio a un artista molto conosciuto, un uomo che ha fatto la storia in Spagna ma che a Vicenza ha messo radici.

Lui è Roberto Montanari alias “El pintor de los toros” 

E c’è di più: il 6 dicembre alle 19.00 ci sarà la presentazione del libro ” Cuore in Trappola” di Stefania Doimo Zilio, un altro modo per riflettere sulla violenza della donna e la dipendenza affettiva di cui il libro parla.

Con l’augurio che questo sia solo l’inizio di un cammino di successi per le donne, resta informato continuando a seguirci sulla pagina facebook di Rhetie o sul sito www.rhetie.it

PS: Durante la mostra si potranno acquistare le opere

Rhetie