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Il giovedì grasso nella Serenessima Repubblica

Il giovedì grasso nella Serenessima Repubblica

Risale al 1700, periodo di gloria del Carnevale veneziano, il dipinto di Francesco Guardi “Il doge assiste alla festa del giovedì grasso in Piazzetta”.

“Il doge assiste alla festa del giovedì grasso in Piazzetta”.

Ai tempi della Serenissima nel giorno del giovedì grasso si teneva la storica corrida con il toro davanti al Palazzo Ducale.

La festa celebrativa ricordava un’importante vittoria della Serenissima Repubblica, contro il patriarca Ulrico, devoto dell’imperatore, a causa di una bolla del Papa Adriano IV che assegnava tutta la Dalmazia al Patriarcato di Grado.

Approfittando della guerra in corso tra Venezia e le città di Padova e Ferrara, Ulrico aiutato da feudatari della Carinzia e del Friuli, assalì la città di Grado e costrinse alla fuga il patriarca Enrico Dandolo.

Il Doge Vitale Michiel II non fece passare molto tempo per riparare l’oltraggio, puntò la potente flotta veneziana verso Grado, sconfiggendo il povero patriarca Ulrico e i dodici feudatari ribelli, annientando così tutto il loro orgoglio.

Condotti a Venezia, per intercessione del Papa, furono rilasciati, ma Venezia chiese come risarcimento che ogni anno per il Giovedì Grasso il Patriarca di Aquileia mandasse ai veneziani un toro e dodici maiali ben pasciuti.

Gli animali venivano accolti quindi come prigionieri in Palazzo Ducale, posti sopra a delle ricostruzioni lignee rappresentanti i castelli friulani .

Tale onore era affidato alla Corporazione dei fabbri, assistiti da quella dei macellai (becheri) che poi li macellavano per tutto il popolo veneziano: dal nobile al condannato; da qui nasce il detto veneziano: “tagiar la testa al toro” (che significa togliere di mezzo gli ostacoli, finire in maniera definitiva un problema), poiché con il taglio netto della testa del toro era posta la fine dello spettacolo.

Nel 1420 questa usanza fu abolita quando il Friuli passò sotto la dominazione di Venezia in quanto la festa si era trasformata in gioco senza malizia che durò fino alla fine della Repubblica e della sua origine storica rimase solo la partecipazione del doge.

La festa del Giovedì Grasso trovava il suo culmine nelle acrobatiche imprese di funanboli che eseguivano le loro imprese.

Il famoso “volo del Turco” spettacolo che si tenne per la prima volta nel 1548 da un equilibrista turco (da qui il nome) che con bilanciere in mano salì camminando su una fune da una barca in mezzo al bacino S.Marco sino alla cella del campanile di S.Marco.

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